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mercoledì 23 dicembre 2015

MARINE REPTILE WARS: metriorhynchidi o pliosauri in Sicilia?

Lo scorso luglio, sulla rivista scientifica Cretaceous Research, io e un team internazionale di co-autori descrivemmo un dente isolato dal Cretacico Inferiore (Aptiano inferiore, 125-120 milioni di anni fa circa) della Sicilia occidentale. 
Nell'articolo, grazie al contributo di diversi esperti di vertebrati fossili, discutemmo estesamente le possibili affinità che questo dente potesse avere con altri taxa paleontologici. 

MSNC 4475, dente fossile proveniente dal Cretaceo Inferiore siciliano conservato al Museo di Storia Naturale di Comiso (fig.2 da Chiarenza et al., 2015)

La combinazione di caratteri riscontrati nel dente, in particolare la presenza di denticoli sui margini della corona, la sua compressione, la sezione trasversale sub-triangolare, la presenza di creste accessorie apicobasali alla base dello smalto e di flange a fianco delle carene, ha permesso di ridurre i candidati per l'identificazione ad un solo gruppo di rettili marini mesozoici, i thalattosuchi geosaurini. Questo gruppo di Metriorhynchidi, caratterizzati da adattamenti nella dentatura e nel resto dello scheletro da macrofagi predatori, risultava, fino a questa scoperta, persistere fino al Valanginiano, circa 8 milioni di anni prima della segnalazione riportata in questo studio. Si trattava quindi della più recente evidenza di Metriorhynchidae (e Thalattosuchia in generale) in tutto il mondo!

          Ricostruzione di un Metriorhynchidae geosaurino ad opera di Fabio Manucci, realizzata per accompagnare la  divulgazione dello studio sul dente fossile siciliano (Chiarenza et al., 2015)

Fra le varie comparazioni discusse nel nostro studio, un'attribuzione di MSNC 4475 ai plesiosauri era stata esclusa. Sebbene a prima vista il dente ci ricordasse la morfologia riscontrata in alcuni pliosauri, l'assenza della combinazione di caratteri di MSNC 4475 in alcun gruppo noto di Plesiosauria ci ha portato ad escludere questi rettili marini fra i possibili candidati. Inoltre, fra i plesiosauri, l'unico gruppo sopravvissuto al Cretacico, i Brachaucheninae, mostra grossi denti conici (a differenza della forma a triedro del "nostro" esemplare), dotati di marcate creste e ornamentazioni sullo smalto e privi di carene denticolate, mentre altri gruppi più basali di plesiosauri, con un margine labiale del dente leggermente convesso, come nel dente siciliano, ma con sezione non compressa, smalti marcatamente ornamentati e privi delle tipiche depressioni accanto le carente (come nel nostro dente), si sono estinti nel Giurassico Superiore. In più, fra le uniche due linee evolutive di plesiosauroidi sopravvissute al limite Giurassico-Cretacico, i denti sono molto più allungati e conici, privi di seghettature, dalla sezione trasversale circolare, fortemente incurvati e con smalti dotati di marcate creste intrecciate.

Fisher et al., (2015) descrivono oggi un nuovo esemplare di Pliosauridae dal tardo Hauteriviano (Cretacico Inferiore) della  Russia e istituiscono una nuova specie, Makhaira rossica, riconducendolo tramite un'analisi filogenetica, alla base di Brachaucheninae.
L'esemplare, oltre a comprendere resti frammentari del rostro, cinto pelvico e vertebre, include diversi denti sia isolati che associati alle ossa del cranio, mostrando una combinazione di caratteristiche finora sconosciute fra i plesiosauri, come la presenza di denticoli, sezione trasversale triedrica e creste dello smalto poco accennate alla base della corona. Gli autori discutono le somiglianze fra la dentatura di Makhaira e MSNC 4475, avanzando l'ipotesi che la combinazione di caratteristiche prima considerata esclusiva dei metriorhynchidi geosaurini possa venire estesa anche ai plesiosauri cretacici, il che confermerebbe l'esistenza nel Cretacico Inferiore di pliosauri di (relativamente) piccole dimensioni con spiccati adattamenti macropredatori, finora noti solo in alcuni gruppi di arcosauri marini. Lo studio conclude che future scoperte chiarificheranno se il dente del primo Cretacico siciliano sia effettivamente un esemplare relitto di Metriorhynchidae o un pliosauro brachauchenine, un ulteriore forte stimolo per cercare di attivare la ricerca paleontologica in strati mesozoici siciliani.

 
  Ricostruzione di un plesiosauro Brachaucheninae (da Wikipedia)

Riferimenti:
 
Fisher V.,

Chiarenza A.A., Foffa D., Young M.T., Insacco G., Cau A., Carnevale G., Catanzariti R. 2015. The youngest record of metriorhynchid crocodylomorphs, with implications for the extinction of Thalattosuchia. Cretaceous Research, 56: 608-616.
doi:10.1016/j.cretres.2015.07.001



sabato 12 dicembre 2015

Una valle incantata, Joe Strummer e gli avvoltoi

Cari Lettori (ce ne sono? Non credo), 
rompo il silenzio, ormai durato mesi, per tornare a scrivere sul blog. 
Il bisogno di migliorarmi nella comunicazione scientifica e di raccontare ciò che di paleontologico mi succede intorno hanno finalmente avuto la meglio su scadenze e impegni di fine anno.
Come vi raccontavo nell'introduzione, qualche mese fa mi trovavo in "quel limbo in cui uno studente, ormai plasmato dalla dura e lunga gavetta universitaria, cerca il suo posto, magari con un dottorato, nel mondo accademico...". Ebbene, finalmente sono riuscito nell'impresa di entrare a far parte di un programma di dottorato (ovviamente all'estero), di cui spero potervi parlare presto nei dettagli.
Chiuso il breve aggiornamento personale, vorrei parlarvi prima di un ricordo personale allacciato ad una vicenda scientifica recentemente venuta alla luce nella comunità paleontologica.

Ci sono esperienze che per importanza ed intensità le porterai sempre dentro con te, come un caro ricordo di arricchimento personale ed amicizia. Una di questi è sicuramente il mio primo scavo paleontologico, svolto nel Nord della Spagna nel luglio 2010.
Un anno prima, durante un congresso internazionale tenutosi a Bologna, ho avuto il piacere di conoscere Fabio Marco Dalla Vecchia, paleontologo italiano di fama mondiale.
 Fabio Marco Dalla Vecchia impegnato a spiegare la deriva dei continenti di fronte allo scheletro della sua creatura, l'adrosauro italiano Tethyshadros insularis (Dalla Vecchia, 2009).

Crescendo, Fabio, è stato per me quasi una figura mitologica, essendo uno dei pochi studiosi in Italia con una prolifica e attiva carriera nel mondo della paleontologia dei vertebrati mesozoici, dinosauri e pterosauri in particolare. Superata l'iniziale barriera di reverenza e timidezza, il Prof. propose inaspettatamente a me e ad un'altra manciata di baldi giovani di unirci al suo team di ricerca l'estate seguente, per far parte di una spedizione paleontologica in Catalogna. Lì, io e i miei compagni di viaggio avremmo lavorato come volontari per conto dell'Università Autonoma di Barcellona, ente accademico per cui Fabio era ricercatore.

Dopo un anno di attese e preparativi, giunse finalmente il tanto amato giorno della partenza: in valigia l'equipaggiamento necessario, qualche libro e tanto entusiasmo. Quest'ultimo la faceva sicuramente da padrone, essendo, la prima esperienza di scavo un'avventura sognata da una vita.
Di quella esperienza mi porto dietro diversi episodi, come ad esempio il ritrovamento dei primi resti di dinosauri di quella stagione, dei frammenti di uova il cui riconoscimento sul campo fu una sorta di "battesimo del fuoco" che Fabio ci impartì il primo giorno. 

Da sinistra: Marco, io e Filippo in procinto di rimuovere il detrito superificiale in un sito di scavo. Questa faticosa operazione permette di raggiungere gli strati sedimentari fossiliferi a cui eravamo interessati.
 
Ricordo un giorno, più avanti nel corso della spedizione, in cui mi venne lasciato il comando nel campionamento, poiché il responsabile era richiesto su un altro sito a riconoscere delle ossa di dinosauri. Quel pomeriggio trovai i miei primi denti di teropode (dei dromaeosauridi, i famosi piccoli e piumati predatori da cui sono ispirati i famelici "raptor" cinematografici).


Denti rinvenuti nel corso della spedizione e appartenenti a diversi dinosauri teropodi, fra cui dromaeosauridi (riquadri A,B,C,D; da Marmi et al., 2015)

Ricordo i Clash, suonati in continuazione sotto il sole cocente della Catalogna, mentre gli avvoltoi ci accerchiavano dall'alto speranzosi che qualcuno di noi tirasse prima o poi le cuoia.

"Gli avvoltoi tutti su di noi piano piano volteggiano finché puoi attento agli avvoltoi se ti volti ti..." (Pezzali, 1995)

Ricordo Fabio (Junior), Matteo, Marco (Fagottino), Marco (Casti), Filippo, ragazzi come me, con la stessa passione e le stesse speranze, diventati adesso amici per la vita anche se le strade ci hanno portato a chilometri di distanza.

Il sottoscritto intento a scavare in una bonebed  (letteralmente "letto d'ossa") ad adrosauri.

Mi rende estremamente felice vedere che tutta quell'esperienza di entusiasmante apprendimento, caldo torrido e sudore, abbia portato alla pubblicazione di uno studio scientifico che descrive nei dettagli quell'antico ecosistema che, granello di sabbia per granello di sabbia, abbiamo tirato fuori in quel mese di luglio. 

La squadra intenta a brindare per la scoperta e il recupero ben riuscito di un importante esemplare.

Alla fine dell Mesozoico, la cosiddetta "era dei rettili", durante gli ultimi 6 milioni di anni prima della crisi ecologica globale che portò all'estinzione di tutti i dinosauri (uccelli esclusi), in una penisola che si stagliava sull'Atlantico orientale, un sistema di fiumi depositava una piana alluvionale, fornendo un'area di nidificazione a diverse specie di animali, fra cui grossi titanosauri, adrosauri, piccoli teropodi, coccodrilli, tartarughe...ogni singolo dettaglio di quel mondo perduto è stato ricostruito: dagli insetti alle lumache, dalle rane alle piante che ombreggiavano quell'antico corso d'acqua.
Tale fiume trasportava incessante i resti di qualsiasi essere vivente fosse morto in quelle sponde e dotato di parti dure tenaci abbastanza da sopportare incolumi la furia cieca degli elementi protrattasi per 66 milioni di anni. La storia di questo quadro idilliaco, cancellato dall'immensità del tempo profondo, si conclude con una manciata di scienziati ed i loro apprendisti scapestrati che, dedicandovi un'estate e gli anni poi a seguire, hanno restituito a questo tempo un'immagine che sarebbe altrimenti andata perduta per sempre.

Ricostruzione di un ecosistema del tardo Cretacico nordamericano ad opera di Alain Bénéteau (dall'articolo Vajda et al., 2013): uno scenario analogo, seppur situato sull'altra sponda dell'Atlantico, a quello ricostruito da Marmi et al. (2015). 

Riferimenti:

Dalla Vecchia, F. M. (2009). Tethyshadros insularis, a new hadrosauroid dinosaur (Ornithischia) from the Upper Cretaceous of Italy. Journal of Vertebrate Paleontology 29 (4): 1100–1116.


sabato 6 giugno 2015

Palaeo-Wanderer supporta la Jurassic World Challenge!

Fra meno di una settimana, nei cinema di tutto il mondo uscirà il nuovo capitolo della saga di Jurassic Park, Jurassic World. Appassionati di cinema e dinosauri di tutto il mondo chiacchierano e speculano ormai da mesi su qualcosa che sembra trascendere la semplice cinematografia, dato il modo in cui la serie di film, inaugurata nel 1993 da Steven Spielberg, è entrata a far parte dell'immaginario collettivo e della cultura popolare, aiutando anche a diffondere la passione per il mondo preistorico.
Il blog paleontologico Love in the Time of Chasmosaurs ha partorito la bella idea di promuovere un'iniziativa per promulgare la cultura paleontologica supportandola in maniera attiva: che andiate a vedere il film o meno, se appassionati di dinosauri e paleontologia in generale, spendete l'equivalente del biglietto per finanziare la ricerca paleontologica, visitando un museo o un istituto di ricerca e facendo un'offerta, iscrivendovi ad un'associazione paleontologica come la Società Paleontologica Italiana o l'Associazione Paleontologica Parmense Italiana, o semplicemente comprando paleoarte da un artista indipendente su internet.

 

Potete trovare tutti i dettagli qui

giovedì 16 aprile 2015

Hiatus (and jokes!)

Ultimamente non sono stato molto attivo sul blog per questioni legate alla ricerca che spero di poter condividere al più presto con i quattro lettori di questa blastula di blog.
Nonostante gli impegni mi impediscano di scrivere un post serio, perdo volentieri due minuti del mio tempo per condividere con voi la prima nerdata demenziale che mi passa per la mente.
Mi sono imbattuto per caso sulla pagina facebook di Jurassic World, che in questi mesi, precedenti l'uscita del film, promuovono il nuovo capitolo cinematografico della saga più giurassica di sempre (ne ho già parlato qui). La maggior parte dei riferimenti in questi post e siti web fa parte di una strategia di mercato molto in voga ultimamente, in particolare nel mondo del cinema, denominata "virale", che serve ad attirare i fan facendo girare su internet riferimenti al mondo fantastico in cui è ambientato il film in maniera da farlo sembrare verosimile. Un post in particolare ha attirato la mia attenzione:  un'attrazione in cui i bambini possono vivere l'esperienza di "scavare dinosauri". Quante volte da bambini abbiamo sognato di fare una cosa del genere, o ci siamo divertiti con quei kit da scavo paleontologico in cui liberavi un piccolo dinosauro di plastica da un blocco di gesso...
Ma tornando a noi, un particolare dello scheletro dissotterrato dai bambini ha attirato la mia attenzione.

L'osso cerchiato in rosso è una scapola, la sigla si riferisce ad un processo osseo tipico della scapola, denominato spina scapolare (o acromiale, in base alla terminologia usata).

Come i quattro dino-nerd che leggono questi post disperati sapranno già, le scapole dei dinosauri possiedono una superificie laterale (quel lato dell'osso che sporge verso la parete del corpo e non verso l'interno) quasi completamente liscia (ad eccezione, magari, di un processo analogo, ma non identico, presente in alcuni anchilosauri e ceratopsi), mentre quella sorta di cresta che divide a metà la scapola lungo la sua lunghezza (scs nella figura sopra), denominato spina scapolare, è caratteristica dei mammiferi: anche noi la possediamo e serve da punto di ancoraggio di alcuni muscoli fondamentali della spalla e della schiena, come ad esempio il gruppo del trapezio e del deltoide. Come si può approfittare dell'ingenuità di alcuni innocenti pargoli, dicendo loro che stanno scavando un magnifico scheletro di dinosauro, quando gli viene propinato un ben più umile e vile mammifero?
La trovo una cosa inaccettabile, alla faccia della frase della direttrice del parco nel trailer:


I soliti genetisti spacconi che pensano l'anatomia comparata sia uno scherzo...

Una possibile interpretazione di questa truffa potrebbe essere quella che giustifica l'incompetenza dello staff che cura l'attrazione addossandone la colpa a chi doveva selezionare il personale scientifico-tecnico responsabile di allestirla: il malcostume di selezionare personale inadeguato per posizioni scientifico-tecniche, spesso con modalità clientelari, deve essersi diffuso, dal mondo accademico nostrano (in cui tale fenomeno sembra essere la norma), al parco giurassico più famoso del mondo.
Vergogna!

Fonti:

-Burch Sarah H & Carrano, Matthew T. 2012. An articulated pectoral girdle and forelimb of the abelisaurid theropod Majungasaurus crenatissimus from the Late Cretaceous of Madagascar, Journal of Vertebrate Paleontology, 32:1,1-16. http://dx.doi.org/10.1080/02724634.2012.622027

-Kardong KV. 2011. Vertebrates: Comparative Anatomy, Function, Evolution.

-Sito e pagina facebook di Jurassic World

-Taylor, Michael P., Mathew J. Wedel and Richard L. Cifelli. 2011. Brontomerus mcintoshi, a new sauropod dinosaur from the Lower Cretaceous Cedar Mountain Formation, Utah, USA. Acta Palaeontologica Polonica 56(1):75-98. doi: 10.4202/app.2010.0073.


domenica 8 marzo 2015

Jurassic World, won't somebody PLEASE think of the children?!


http://www.earthmagazine.org/article/dueling-dinosaurs-hit-auction-block

The beauty of nature lies in detail (Stephen Jay Gould)

As a first post, I had in mind something introductory on my research activity, a way to sum up my primary interests and earliest scientific goals. Nonetheless, I decided to break the ice with something more radical and profound, dealing with one of the pillar of palaeontology as a whole, one of the basic concepts of this science, recently so widely debated, becoming one of the most hard-fought topic in the subject between the main experts: Jurassic Park...or at least, to be more precise, the last cinematrographic version of the franchise, Jurassic World.
I'll leave discussion on CGI, tralers, scripts etc. to people more prone to such discussions.
Others have wiritten extensively on similar subjects elsewhere. On the other hand I feel the need to express my personal opinion on the movie in general.
First, I want to emphasize that, when the movie will come out next summer, I'll probably have the front ticket to watch it, and that I really hope that the film will reach success, if not greater, at least comparable to the on of 1993 blockbuster.
What I am about to write is the outcome of some of my personal reflections.
I was born at the end of the 80's, living during my infancy the very outburst of "dino-mania", that particular interest that started arousing in modern society for dinosaurs and prehistoric animals in general, ignited by the first Jurassic Park movie (and following sequels).
The influence that these movies had on my own psyche is obvious.
Watching in retrospective, several aspects of that movement that orbited around the promotion of the movie, from gadgets to posters, from toys to VHS that were easily found in many faimily houses around the world, I started noted something peculiar.
As the very same staff involved in the movie claimed, director included, the idea of bringing dinosaurs back to life on the big screen was not only an enterprise of pure entertainment, but was also a mean to educate the big audience to scientific topics usually too distant or complicated of non-lay people.
The same goal was explicitly expressed by the author of the original novel himself, the late Michael Crichton, one of the pioneer of that "scientific thriller" genre which, by mixing science and novel, promoted a widespread interest in science.
Dealing with many of these subjects will probably take too much time and effort, and frankly, would probably be far out of my competence.
Checking some of the promotional material of that time, it is pretty common to find annotation which express the concept that Jurassic Park was a mean to making people aware of scientific themes like dinosaurs, fossils and DNA. In other words, the "Jurassic Park movement" strived in doing scientific divulgation.
Well, maybe the reconstructions portrayed in the movie weren't 100% precise, maybe Velociraptors had "zombie-bunny hands" (even the 2015 JW version  dind't make any progress on that direction), but the struggle in trying to look as much as scientifically accurate was evident and authentic at that time.
This spirit, in 2015, is missing. And what I complain most is that that same spirit is even lacking in one of the most important aspect of the frinchise promotion: toys!
In a few months, children from any part of the world will buy those toys and some of them, more prone to suggestion than others, will fall in love with dinosaurs and the prehistoric world. Unfortunately, what I see know from the promotional pictures going around the web, are imperfect and amorphous figures, made with the solely purpose of look like "fighting monsters", to be sold and collected by unaware kids which will not be able to grasp the beauty and sophistication of these animals, and this is what, as a palaeontologist, hurts more.
The (in-)famous Indominous rex, the genetic hybrid that should play the role of antagonist in the movie, doesn't look like a real dinosaur at all (!!!)
Look at that screenshot from the trailer:

Indominous rex, from the Jurassic World trailer

Spotted anything weird?
The CGI reconstruction shows four-clawed hand, with an evident opposable thumb that I'd just ignore...
My "comparative dinosaur anatomy feels" are severely injuried by another detail. As you can see in the picture above, as I've already said, the animal shows 4 claws in each of the fingers.
FOUR FINGERS IN A DINOSAUR HAND???
Before calling any doctors, let me explain something on the comparative anatomy of the reptilian hand.
If you look at an Iguana forelimb, you can see 5 clawed fingers.
Each of these fingers bear, as a terminal phalanx, a sickled bone, overlayed by a horney sheeth (the same stuff that makes up your nails and your hairs), called ungual phalanx.
Even dinosaurs have these ungual phalanges. Crocodiles, close relatives of the dinosaurs (they are grouped together in a group called Archosauria), possess unguals too. But not in all five fingers.
Crocodiles and some of the most primitive dinosaurs had claws on the first three fingers of the hand (in comparative anatomy, we refer numbers to digits with the thumb being the first and the pinky being the fifth finger).
The lack of claws in the outer fingers happens because during evolution, most reptile lineages went on a process of reduction of the terminal phalanges of the fingers and started losing the most lateral digits (V and IV first).
This phenomenon reaches its extreme in two of the best known dinosaurs, Tyrannosaurus rex and the common chicken. No archosaur nor any dinosaur ever beared 4 claws on its fingers. One of the main characters in the supposed "dinosaur movie", which surelly is gonna sell lots and lots of action figures, is not even a dinosaur.
I'm aware that my opinion on the paleontological fidelity in the reconstruction of some toy's hand will seem frivoulus and ridiculous to most, but from my prospective, a discussion on the lack of scientific precision in recostructing these subjects, implies a deficiency in the spirit of Jurassic World, which as opposite to the original movie, doesn't seem to be willing to amaze, popularizing these marvels from a far too long vanished world.

domenica 1 marzo 2015

Jurassic World, ovvero perché nessuno pensa ai bambini!


http://www.earthmagazine.org/article/dueling-dinosaurs-hit-auction-block

The beauty of nature lies in detail (Stephen Jay Gould)

Come primo post avevo in mente qualcosa di introduttivo sulla mia attività di ricerca, un sunto in cui potere accennare quali sono stati i miei primi interessi e raggiungimenti scientifici.
Ho deciso invece di rompere il ghiaccio, puntanto su qualcosa di più profondo e radicale, parlare di uno dei pilastri portanti della paleontologia, uno dei concetti basilari di questa scienza, così diffusamente dibattuto in questi ultimi tempi (non geologici) da causare feroci scontri fra i massimi studiosi della materia: Jurassic Park, o meglio, la sua ultima versione cinematografica, Jurassic World. Non mi soffermerò sul trailer, commenti sulla CGI o la sceneggiatura già per molti scontata fin dai primi passaggi promozionali trasmessi in TV o dal web. 
Altri hanno già diffusamente trattato l'argomento.
Ci tenevo comunque ad esprimere una mia opinone personale. 
Sottolineo che, quando il film uscirà, sarò seduto in prima fila e spero davvero la pellicola abbia un successo se non superiore, quantomeno paragonabile al primo. 
Ciò che sto per scrivere è frutto di una riflessione più sottile. Essendo nato alla fine degli anni '80, ho vissuto la mia infanzia nel pieno della "dino-mania", in particolare quell'interesse così permeante nella società per i dinosauri e la preistoria in generale, scatenato dal primo film, Jurassic Park (1993) e dai successivi sequel. 
L'influenza che ebbero questi film, in particolare il primo, sulla mia psiche è evidente.
Guardando in retrospettiva diversi aspetti del movimento che hanno circondato la promozione di quel film, dai gadget ai poster, dai giocattoli per bambini alle stesse videocassette che girarono per quasi ogni casa di ogni famiglia, ho notato una cosa in particolare. Come stessa ammissione dello staff dietro al film, regista compreso, l'idea di riportare i dinosauri sul grande schermo non doveva essere solo un'impresa di intrattenimento, ma anche un modo di educare il grande pubblico a temi scientifici astrusi e particolarmente distanti dalle masse. Lo stesso intento, è stato esplicitamente espresso dall'autore del romanzo che diede inizio a tutto, il compianto Michael Crichton, che del "thriller scientifico", una sorta di romanzo giallo condito con temi scientifici spesso ancora non trattati nella letteratura popolare, fece proprio un marchio di fabbrica. 
Parlare di ognuno di questi aspetti sarebbe troppo dispersivo e sinceramente, prentenzioso da parte mia. Vorrei soffermarmi però su una cosa in particolare. 
Controllando del materiale promozionale dell'epoca, non era raro ritrovare dichiarazioni scritte, frasi o spiegazioni, che rimarcavano come Jurassic Park fosse un motivo per fare conoscere alle persone temi scientifici come i dinosauri, i fossili e il DNA. In altre parole, il movimento "Jurassic Park" si sforzava di fare divulgazione scientifica. Magari i dinosauri non erano precisi al 100%, magari i Velociraptor erano squamati e con i polsi da zombie (anche la versione di JW del 2015 non ha fatto progressi in questo senso...), ma lo sforzo appariva allora palese a chiunque fosse scientificamente (in generale) e paleontologicamente (in particolare) consapevole. Questo spirito, nel 2015, è assente. E sta mancando (cosa per me ancora più grave che nel film stesso) in qualcosa di primaria importanza nel merchandising legato al film: i giocattoli
Fra qualche mese, bambini da tutto il mondo acquisteranno quei giochi e qualcuno, più suscettibile alla suggestione che un tema così interessante e accattivante come i dinosauri può scatenare, verrà istigato negli angoli più reconditi della propria fantasia ad innamorarsi del mondo preistorico. Ciò che vedo io invece, almeno dalle prime foto promozionali in giro nella rete, sono modelli amorfi ed imperfetti, fatti con l'unico pretesto di apparire dei "mostri da combattimento" da essere venduti e collezionati da ingenui bambini che non potranno minimamente cogliere la bellezza di questi animali. Questo, da paleontologo e appassionato, mi fa male. 
Il famoso e tanto discusso Indominous rex, l'ibrido genetico che dovrebbe giocare il ruolo di antagonista del film, addirittura sembrerebbe non essere nemmeno un dinosauro...
Guardate la foto estratta da un fotogramma del trailer

L'Indominous rex, dal trailer di Jurassic World

Notato niente di anomalo?
L'animale ricostruito in CGI possiede 4 dita artigliate, con un evidentissimo pollice opponibile che ignorerò per non accodarmi a commenti già visti in rete...
La mia sensibilità da amante dell'anatomia dinosauriana viene lesa da un altro dettaglio. Come potete notare da questa foto, l'animale, ripeto, appare dotato di 4 artigli nella mano.
SACRILEGIO (?).
Un dinosauro con 4 dita artigliate?
Prima di chiamare la neuro, dovete seguirmi in questo breve compendio di anatomia comparata della mano rettiliana.
Se guardate la zampa anteriore di un'iguana, potrete notare 5 dita artigliate. Ogni dito infatti, possiede come falange terminale un osso falciforme, rivestito da una copertura cheratinica (costituito dalla stessa proteina che compone i vostri capelli e le vostre unghia), chiamata falange ungueale. Anche i dinosauri sono dotati di falangi ungueali. Persino i coccodrilli, parenti stretti dei dinosauri, in quel gruppo chiamato Archosauria, possiedono ungueali. Ma non in tutte e 5 le dita. 
Questo perché durante l'evoluzione, molte linee di rettili, dinosauri compresi, sono andate incontro ad una riduzione nel numero di falangi delle dita più laterali (V e IV dita in primis).
Questo fenomeno tocca i suoi estremi in due fra i dinosauri più conosciuti, il Tyrannosaurus rex e la gallina. Nessun arcosauro quindi, nè tantomeno nessun dinosauro, è mai stato dotato di 4 artigli nella mano. Il "protagonista del film", che sicuramente farà vendere milioni di pupazzi, non è nemmeno un dinosauro.
Mi rendo conto di come questo discorso sulla fedeltà scientifica nella ricostruzione della zampa anteriore di un dinosauro possa sembrare ridicolo ai più, ma per quanto mi riguarda, alla luce della riflessione riportata sopra, ciò denota una grossa mancanza nello spirito di Jurassic World, in contrapposizione a quello del film originale: volere stupire informando, facendo conoscere le meraviglie ignote ai più, appartenenti ad un mondo scomparso.

sabato 14 febbraio 2015

Happy Palaeo-Valentine's day!



McFeeters, B., Ryan, M.J., Hinic-Frlog S., & Schröder-Adams, C. 2013. A reevaluation of Sigilmassasaurus brevicollis (Dinosauria) from the Cretaceous of Morocco. Canadian Journal of Earth Sciences (advance online publication) doi: 10.1139/cjes-2012-0129